Le scuse e il pentimento messi nero su bianco in una lettera, i colleghi trasferiti e le indagini che si allargano al commissariato dove è stato in servizio fino a lunedì scorso, quando è stato fermato e accompagnato a San Vittore.

Il giorno dopo la decisione con cui il giudice ha disposto il carcere per l'assistente capo di Polizia Carmelo Cinturrino, accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso un mese fa nel boschetto di Rogoredo durante una operazione antispaccio, il poliziotto consegna al suo difensore, Piero Porciani, una lettera scritta a mano, in stampatello. Oltre a ribadire quello che ha già detto a voce al legale, ha affermato che "quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto ma mi sono sentito disperato". E poi ha chiesto perdono a tutti i suoi colleghi, aggiungendo, di essere "stato sempre onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e lodi ricevuti negli anni. Perdonatemi - chiude la missiva -, pagherò per il mio errore".

Cinturrino 'perdonatemi, pagherò per il mio errore'

Scuse che la famiglia Mansouri, tramite gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, rimanda al mittente. "Se ha un briciolo di coscienza, confessi tutto il male che ha fatto in questi anni, lui con i suoi compari. Gli errori si commettono a scuola, ammazzare una persona e dopo creare una messa in scena non è un errore, è qualcosa di orribile. Soprattutto se non seguito da una reale confessione sull'intera vicenda" e "sul ruolo che hanno rivestito i complici". E proprio per appurare se Cinturrino abbia goduto di coperture o complicità da parte degli stessi colleghi che la scorsa settimana, indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, hanno denunciato i suoi "metodi intimidatori" e borderline nelle operazioni antidroga, il commissariato Mecenate è sotto stretta osservazione. Al di là di una ispezione annunciata dai vertici della Polizia e del trasferimento di quattro agenti in altre sedi con incarichi non operativi, l'inchiesta del pm Giovanni Tarzia e del procuratore Marcello Viola si sta ampliando.