VENETO - Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera agli schemi di intesa preliminare sull'Autonomia tra governo e Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Un «passo decisivo e storico», lo definisce il ministro Calderoli. E nella cronaca dell'entrata in vigore di questa riforma potrà sembrare anche un déjà vu, ma stavolta il passaggio formale è davvero decisivo. L'atto firmato ieri costituisce infatti l'avvio dell'iter per il trasferimento delle nuove competenze.
Quasi nove anni sono trascorsi dal 22 ottobre 2017, quando 2 milioni 273 mila cittadini del Veneto si espressero a favore dell'autonomia. Era, ed è ancora oggi, la grande battaglia di Luca Zaia. Ma il percorso è stato lungo e travagliato. Prova ne è che sullo scranno più alto della Regione del Veneto, oggi, siede un altro presidente. E dunque tocca ad Alberto Stefani, sempre leghista oltre che relatore della legge quadro, celebrare appunto questa giornata storica. Che sarà anche l'ennesima giornata storica, ma stavolta lo è un po' più delle altre. «La Lega ha portato avanti questa battaglia in questa legislatura a maggior ragione con un Governo di centrodestra», dice Stefani. «In qualità di relatore ho visto ore e ore di ostruzionismo, perché secondo qualcuno questa legge spaccava l'Italia. In realtà permette a territori virtuosi di essere ancora più virtuosi». «Per la prima volta c'è un passaggio ufficiale per l'attuazione concreta dell'Autonomia», completa il ragionamento Calderoli, posando con accanto i quattro governatori Stefani, Fontana, Cirio e Bucci.








