«Domenico Caliendo è morto con il cuore arrivato da Bolzano nel petto». E, secondo quanto si apprende da fonti sanitarie, non c'è stato alcun espianto. L'espianto dell'organo sarebbe infatti avvenuto solo nel caso in cui fosse stato autorizzato un nuovo trapianto. L'ipotesi dell'asportazione è contenuta nella relazione del Dipartimento della Salute di Bolzano. I Carabinieri dei Nas di Trento sono stati all'ospedale San Maurizio del capoluogo trentino per farsi consegnare l'elenco di tutto il personale coinvolto nell'intera procedura. Il cuore era stato espiantato a un bimbo di quattro anni il 23 dicembre scorso ma si è danneggiato durante il trasporto. Al momento non ci sono indagati tra il personale sanitario dell’ospedale bolzanino.

«A noi che Domenico fosse morto con il cuore danneggiato nel petto era già chiaro. Quello che vogliamo sapere adesso è se l'ipotesi riportata dalla relazione di Bolzano e poi smentita - e cioè che il cuore danneggiato sia stato trapiantato ed espiantato - sia frutto di dichiarazioni mendaci fatte dal Monaldi al Cnt o di una ricostruzione errata dell'azienda bolzanina. In ogni caso dopo le accuse che provengono da Bolzano credo sia arrivato finalmente il momento che la Direzione Generale del Monaldi prenda posizione e convochi una conferenza stampa per spiegare come sono andate le cose». Così il legale della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, in merito al giallo creatosi attorno alla ricostruzione inviata al Ministero della Salute dal Dipartimento Salute della Provincia di Bolzano che mette in risalto alcune criticità nell'espianto dell'organo destinato al piccolo Domenico.