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24 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:13
Un giudice che sconfessa clamorosamente il pubblico ministero, ordinandogli di riscrivere l’accusa. E non per attenuarla, ma per aggravarla: da omicidio colposo a omicidio volontario. La condanna a 12 anni di Massimo Adriatici, ex assessore leghista di Voghera che uccise con un colpo di pistola per strada il 39enne senza dimora marocchino Youns El Boussetaui, è il frutto di una vicenda processuale tutta particolare. Che contraddice in modo emblematico la tesi sostenuta dai fan della separazione delle carriere, secondo cui i magistrati giudicanti si “appiattiscono” sulle richieste eccessive dei colleghi pm. In questo caso, infatti, è accaduto l’esatto contrario: per più di tre anni la Procura di Pavia ha accusato Adriatici di eccesso colposo di legittima difesa, cioè di aver semplicemente esagerato una reazione, di per sè legittima, a uno schiaffo ricevuto da El Boussettaoui. Con questa ipotesi il pm aveva ottenuto dal gip prima l’arresto e poi il rinvio a giudizio dell’ex politico, chiedendo una condanna a tre anni e sei mesi al termine del dibattimento di fronte al Tribunale. In quella sede però una giovane giudice, Valentina Nevoso, si è opposta alla ricostruzione fatta dai colleghi più anziani, restituendo gli atti alla Procura perché riscrivesse il capo d’imputazione contestando l’omicidio volontario. Una mossa coraggiosa e inusuale (consentita da una specifica norma, l’articolo 521 del codice di procedura penale) che però, un anno e mezzo dopo, è stata riconosciuta come corretta.














