L’idea di una città di “15 minuti”, profetizzata dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo durante la campagna elettorale per la rielezione nel 2020, era stata da più parti bollata come pure utopia. In realtà, invece, a guadarla oggi la capitale francese ha cambiato radicalmente fisionomia. Quella che una volta era una metropoli dominata dalle auto e dallo smog lungo le sponde della Senna, si è trasformata in un laboratorio a cielo aperto per la mobilità sostenibile. I dati più recenti sono inequivocabili: dal 2018 a oggi, l’impiego della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano è cresciuto del 240%.

Questo balzo non è stato il frutto del caso, ma il risultato di una volontà politica ferrea che ha saputo integrare urbanistica, ecologia e psicologia sociale. Il cambiamento è visibile a occhio nudo. Le grandi arterie stradali, un tempo dominate dal rumore e dallo smog dei motori, sono oggi percorse da migliaia di ciclisti su corsie protette. Il successo parigino è diventato un punto di riferimento globale, dimostrando che anche le grandi capitali storiche possono invertire la rotta della dipendenza dall’auto privata se supportate da piani pubblici coerenti e coraggiosi. Il cuore di questa trasformazione risiede nel cosiddetto “Plan Vélo”. La prima fase, tra il 2015 e il 2020, ha gettato le basi, ma è con il secondo piano (2021-2026) che la città ha impresso un’accelerazione senza precedenti. Come indicato dai dati ufficiali del Comune di Parigi, l’amministrazione ha stanziato oltre 250 milioni di euro per trasformare la città in una metropoli “100% ciclabile”.