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Ultimo aggiornamento: 15:29
di Roberto Celante
A un mese dal referendum c’è preoccupazione nella maggioranza per il progressivo recupero del No, con i sondaggi che prospettano una battaglia aperta all’ultimo voto. C’è anche un discreto nervosismo per l’escalation delle dichiarazioni boomerang del Guardasigilli, al quale va riconosciuto il demerito di avere esagerato al punto da indurre il Presidente della Repubblica a presiedere una riunione del Csm per respingere al mittente l’accusa allo stesso organo di funzionare secondo un “sistema paramafioso”.
Un nervosismo, però, del tutto ingiustificato, perché, dovesse anche perdere il referendum, questa maggioranza avrebbe comunque tratto un notevole beneficio dal risalto mediatico di una riforma costituzionale, che ne sta schermando i fallimenti. Il danno speculare è quindi tutto per l’opinione pubblica, bombardata da una campagna per il Sì ad elevato tasso di creatività, che presenta la riforma come la panacea di tutti i mali della Giustizia, nonostante la magistratura sia chiamata ad esercitare il potere giudiziario non sulla base della faziosità dei pm e dei giudici, ma esclusivamente applicando la legislazione vigente.







