Sono passati più di otto anni dal referendum consultivo voluto dal tandem Maroni-Zaia, ma l’Autonomia per le Regioni in Italia ancora non c’è. Dopo anni di boicottaggio del centrosinistra di governo, l’iter è ripreso grazie al governo Meloni, ma le modifiche chieste dalla Corte costituzionale hanno rallentato nuovamente la macchina della riforma. Un passo avanti è stato fatto nelle scorse settimane grazie alle pre-intese con i territori del Nord, in attesa di un decentramento vero e proprio di poteri che i cittadini di Lombardia e Veneto hanno chiesto per primi a suon di preferenze sulla scheda elettorale nel 2017. Eppure, a ben vedere, i Giochi olimpici di Milano-Cortina sono stati il primo esempio ben riuscito di autonomia amministrativa della nostra storia.

Le due Regioni del Nord hanno ideato la candidatura dopo lo sciagurato ritiro della grillina Torino, e per la prima volta nella storia della manifestazione inventata da Pierre de Coubertin sono state proprio due Regioni - e non uno Stato centrale a presentare le garanzie finanziarie necessarie a presentare il dossier al Comitato olimpico internazionale. Il governo giallorosso di Giuseppe Conte, infatti, aveva subito fatto intendere ai governatori leghisti che avrebbero dovuto arrangiarsi. Così, come ricordano sempre, Attilio Fontana e Luca Zaia hanno fatto buon viso a cattivo gioco: «Se non avessimo stanziato del cash a garanzia non avremmo avuto i Giochi». Le Regioni hanno messo il grano, in attesa della quota di fondi statali per le infrastrutture, e hanno fatto squadra con il sindaco dem di Milano Beppe Sala, il quale ha avuto il merito di sfidare le resistenze interne al fronte progressista e credere fin da subito nelle Olimpiadi. L’autonomia sul campo, in assenza di leggi dello Stato.