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24 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 13:59
Il testimone chiave per le indagini sulla morte del 25enne di origine marocchina Simo Said, deceduto lo scorso 11 febbraio nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Bari, è finito in Albania. Nonostante la grave condizione psichica accertata e la richiesta di incidente probatorio avanzata dal legale della famiglia di Said, l’avvocato Arturo Covella. Che non usa mezzi termini: “Stupito? Per niente: bisognava allontanare i testimoni scomodi”.
Said è morto in una delle stanze del modulo 5 del Cpr barese, con una diagnosi iniziale di arresto cardiaco, anche se i sanitari della struttura non hanno poi escluso l’abuso di sostanze, dagli psicofarmaci al metadone. A sentirsi male il giorno prima era già stato un altro compagno di stanza, ricoverato in ospedale e infine riportato nel centro. A soccorrerlo sarebbe stato il terzo compagno, il 21 marocchino Khalid Semta, arrivato in Italia a 15 anni, da poco uscito dal carcere per precedenti di scippo in Campania e arrivato nel Cpr solo due giorni prima della tragedia, ha spiegato al Fatto il suo legale, Leonardo Lucente. La mattina dell’11 febbraio il giovane marocchino tenterà di soccorrere anche Said, ma stavolta non ci sarà nulla da fare. Anche Khalid finirà all’ospedale San Paolo, il 15 febbraio, per lo stato ansioso seguito alla morte del compagno di stanza. La visita psichiatrica prescrive un’ulteriore terapia a base di Rivotril, sedativo a base di benzodiazepine. Elementi che l’avvocato invia al giudice di pace che aveva convalidato il trattenimento nel Cpr, per chiedere la revoca, ma senza ricevere risposta.






