Da piccolo, in un collegio cattolico, ogni sera pregava Dio di non farlo diventare prete. Da ragazzo, nella Londra anni 80, ha scoperto la vocazione per cinema, scrittura e libertà. Tra i primi attori a fare coming out– “Non avevo altra scelta, mi piaceva vivere la mia vita” – aggiunge con ironia che questo è il momento più competitivo della carriera: “Perché ci sono pochi ruoli per attori senior come me”. Per esempio l’Abramo di Resurrezione, il film che Mel Gibson sta girando in Italia

di Olga Campofreda

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Una delle immagini recenti più belle di Rupert Everett lo ritrae negli interni di una villa nel Norfolk, mentre stringe tra le braccia un’oca dalle piume bianchissime. I capelli sono folti e grigi e, insieme a un leggero accenno di barba, restituiscono il ritratto di un grande scrittore, piuttosto che quello di un attore con 40 anni di carriera alle spalle. “Sono felice che me lo dica”, esordisce quando lo incontriamo in uno studio di North London dove è stato ritratto per la copertina di U. “A questo punto della mia vita è proprio una cosa su cui sto puntando”. Poi ci fa notare che Samuel Beckett è uno dei riferimenti principali per gli scatti della giornata e indica la foto dell’autore incollata sul moodboard dietro le quinte. “Grandissimo drammaturgo, ma soprattutto che stile”. Se anche nell’ultima campagna Burberry (quella della foto con l’oca) Everett incarna l’immagine del dandy contemporaneo, molto si deve alla sua passione per la letteratura, ma anche a quel tocco posh che non lo abbandona mai. Marchio di fabbrica che parla di un’educazione severa nelle migliori scuole inglesi e di una vita altrove, immersa nell’arte, sui palchi, tra le pagine e il grande schermo.