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24 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 7:57

“Siamo tutta gente del signor Mencho“, rivendicano i combattenti del Cartel de Jalisco “Nueva generación”, disposti in fila, in un video diffuso pochi minuti dopo l’eliminazione del loro capo, Nemesio Oseguera Cervantes, ucciso dall’esercito messicano in collaborazione con gli Usa. I combattenti di Cjng hanno il volto coperto. Indossano tenute militari, con giubbotti antiproiettile. Imbracciano fucili di alto calibro, di quelli che si vedono in teatri di guerra. Sono un esercito vero e proprio, pronto all’assalto, con una fila chilometrica di vetture blindate. Le località di Jalisco, Michoacán e dintorni non erano preparate per la loro avanzata: quasi trenta morti, secondo le stime ufficiali, strade bloccate e coprifuoco in diverse zone del Paese.

“Ciò che abbiamo visto oggi è solo una dimostrazione delle modalità con cui operano e dove possono fare più danni”, dice ad Afp David Mora, esperto del Centro studi Crisis Group in riferimento agli episodi del 22 febbraio a Jalisco e dintorni. È stata una prova di forza, quella del Cartel, eseguita con armi e munizioni prevalentemente targate Usa, con quantità residuali trafficate dai Balcani e da altre zone del mondo. Sono almeno 15 milioni di armi da fuoco che circolano in Messico e quasi tutte provengono dagli Stati Uniti, secondo le rilevazioni dell’Istituto di alti studi internazionali della Svizzera e altri enti. Il 75% di quelle armi proviene dal territorio federale. come si evince dai dati dell’Aft – Bureau of alcohol, tobacco, firearms and explosives del Dipartimento di Stato Usa. Altre fonti sostengono che il flusso Usa raggiunga persino il 90% sul totale. Il picco di ingressi, riporta Diario Red, era stato raggiunto durante il governo conservatore di Felipe Calderón (2006-2012), con una media di 730mila armi che ogni anno entravano in Messico.