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Ultimo aggiornamento: 16:53
È recentissima la notizia che l’ineffabile presidente della Regione Lazio e l’epuratore delle occupazioni, il ministro Piantedosi, hanno firmato una intesa per utilizzare le case popolari sfitte da recuperare, assegnandole a forze dell’ordine. Si dice per innestare maggiore “sicurezza” nelle case popolari notoriamente ubicate in quartieri critici.
Proseguono quindi incessanti e senza soluzione di continuità i programmi di Regioni e Comuni che, senza battere ciglio, trasformano le case popolari destinate a famiglie nelle graduatorie in alloggi destinati ad altre tipologie di famiglie, magari anche in disagio abitativo, ma che non avrebbero i requisiti per entrare nelle graduatorie e, quindi, vedersi assegnare una casa popolare. Così amministrazioni locali di destra e progressiste, con la scusa della mancanza di risorse e in presenza di case popolari sfitte per mancanza di manutenzioni, trovano, guardacaso, le risorse per recuperare queste abitazioni ma non per darle alle famiglie in graduatoria ma alle famiglie in disagio abitativo, siano esse di lavoratori dipendenti, persone separate, forze dell’ordine etc.
Tenuto conto che stiamo parlando, in Italia, secondo varie stime, di 60/100 mila alloggi e che a Roma le case Ater sfitte sono circa 1.000, quindi una fetta importante di case popolari, si può comprendere la portata di queste iniziative. Per ora ancora limitate ma il dado è tratto. Il ragionamento è accattivante ma infido.









