Milano, 23 feb. (askanews) – In questi quattro anni di guerra la Russia ha consolidato il primato delle esportazioni mondiali di grano, pari al 16% del totale export mondiale, ma l’Ucraina, grazie soprattutto all’Unione Europea, non crolla. È quanto emerge dal focus del Centro Studi Divulga “Guerra e grano” elaborato in occasione del quarto anniversario dall’inizio del conflitto.
Dal giorno dell’invasione, le esportazioni mondiali di grano, soprattutto duro, della Russia sono aumentate in Paesi come Kazakhstan (+303%), Arabia Saudita (+1.758%), Pakistan (+315%), Kenya (+115%), Brasile (+732%), Cina (+190%), Turchia (+22%), a testimonianza di come sia profondamente cambiata la geografia degli approvvigionamenti e sia cresciuta l’influenza di Mosca soprattutto in Africa e Asia.
La Turchia rappresenta il secondo bacino del governo russo con 4,8 milioni di tonnellate, subito dopo l’Egitto (8,5 milioni di ton) e prima dell’Arabia Saudita (2 milioni di ton).
L’Unione Europea, in questi quattro anni, dopo un’impennata nel primo biennio del conflitto, ha visto praticamente azzerarsi gli arrivi diretti da Mosca. Tuttavia, secondo l’analisi del Centro studi Divulga, è probabile che alcuni tra i Paesi che hanno maggiormente beneficiato del grano russo, come Turchia e Kazakhstan, siano stati in realtà utilizzati come porti di triangolazione per l’arrivo nel continente europeo del prodotto russo. Gli arrivi di grano in Europa da Turchia e Kazakhstan, infatti, sono rispettivamente aumentati del +601% e del +85% rispetto alla media dei cinque anni precedenti l’inizio del conflitto.











