Dietro alle morti dei gatti – troppe e in circostanze sospette, a Brindisi – c’era un metodo spregiudicato: la ricerca vicino alle colonie, la cattura, le torture e le sofferenze che precedevano l’uccisione. Ora c’è anche il profilo, Cristian Luca Ghezzani, un medico 50enne, che risponde dei maltrattamenti e dell’uccisione di tre gatti. Altri cinque, per cause indipendenti dalla volontà dell’accusato, sono sopravvissuti pur tra atroci sofferenze.

L’indagine coordinata dalla Procura e condotta dalla squadra mobile della questura di Brindisi ha portato all’individuazione dell’autore presunto. A lui sono addebitate diverse condotte su cui le associazioni ambientaliste del territorio avevano puntato l’attenzione da tempo. Denunciando anche l’uso di martelli a rampone per staccare le code ai gatti.

Questo in almeno un caso: in altre circostanze l’uomo avrebbe provocato lo sfondamento del cranio a un gatto, che sarebbe stato poi gettato da un’auto in corsa, mentre un altro sarebbe stato investito fatalmente. Ma in altri casi – almeno quattro, per la Procura – avrebbe cercato di uccidere degli esemplari tratti dalle colonie feline della città, non riuscendoci per la comparsa improvvisa di passanti o la fuga degli animali.