Nel mezzo di una relazione diventata conflittuale, a rimetterci sarebbe stato un gatto. E non con un danno superficiale, ma con la perdita dei baffi, organi sensoriali che per un felino sono strumenti vitali. È con questa accusa che un uomo di 35 anni è finito a processo a Biella per maltrattamento di animali.

Come i baffi sono diventati uno strumento indispensabile per i gatti (e perché non vanno tagliati)

Maltrattamento per “dispetto”

Secondo l’impianto accusatorio, A.C., difeso dall’avvocato Marco Romanello, avrebbe bruciato i baffi del gatto della compagna, una donna di 44 anni, “forse in un impeto di rabbia e sicuramente per fare un dispetto”. La donna, assistita dall’avvocato Simone Campagnolo, si è costituita parte civile. L’imputato respinge ogni accusa. Il processo appena iniziato dovrà chiarire i contorni della vicenda e accertare eventuali responsabilità. Nell’atto di imputazione si sottolinea che le vibrisse sono “organi deputati nei felini alla percezione e dislocazione degli oggetti e del loro stato”, evidenziando come il gesto contestato non si tradurrebbe in un semplice danno estetico.

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