L'uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, il famigerato El Mencho re del narcotraffico mondiale, fa esultare gli Stati Uniti e scatena il caos in Messico, precipitato in uno scenario da guerra civile. "El Mencho non è più il fantasma inafferrabile che ha terrorizzato il Messico per oltre un decennio", recita la lapidaria dichiarazione con cui le autorità dell'esercito regolare messicano hanno confermato la morte del leader del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), abbattuto durante un'imponente operazione militare nel cuore delle montagne della Sierra Madre occidentale.
La fine di quello che era considerato l'uomo più ricercato del mondo segna un punto di svolta epocale nella guerra al narcotraffico, ponendo fine a una caccia all'uomo che vedeva coinvolte le agenzie di intelligence di mezzo pianeta. L'operazione è stata il culmine di mesi di sorveglianza elettronica e infiltrazioni sul campo, coordinata tra le forze speciali messicane e il supporto logistico della agenzia americana DEA. Il blitz è scattato all'alba, colpendo un compound fortificato dove il boss si nascondeva, protetto da una cerchia ristrettissima di sicari fedeli. La dinamica del conflitto a fuoco parla di uno scontro brutale, durato oltre tre ore, che ha visto l'impiego di elicotteri d'attacco e droni per neutralizzare le difese perimetrali del cartello.










