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La sinistra ha strumentalizzato i Giochi contro il governo. Ma è rimasta delusa
Strumentalizzato per tutto il Novecento come veicolo di propaganda, prima dai regimi e poi dalle opposte superpotenze divise dalla Guerra fredda, lo sport ha aspettato di accoccolarsi ai piedi delle Alpi per restituire alla politica qualche lezione utile.
La prima arriva da una sciatrice freestyler sino-americana, Eileen Gu, che alla domanda velenosetta ma più che sensata di un giornalista sui due ori persi (da super favorita ha vinto «solo» un oro e due argenti) ha risposto che la percezione del successo o del fallimento dipende dalle aspettative. Nulla di più vero, ed è qualcosa che certa sinistra nostrana sta sperimentando oggi, anche se al contrario. Dopo aver vaticinato disastri organizzativi, ritardi figli dell'inettitudine ontologica di governo e governatori - di destra e dunque darwinianamente inadatti - e figuracce mondiali, avevano quasi convinto perfino gli italiani che queste Olimpiadi invernali sarebbero state un harakiri comunicativo internazionale. Inconsciamente ci si aspettava tutti il flop, invece ci ritroviamo come spesso capita con i profeti di sventure zittiti e ricacciati dalla realtà nei loro antri di sibille rancorose e partigiane. Una realtà che non vota dem e invece parla di un'edizione sportivamente da record con 30 medaglie azzurre; di una cerimonia di apertura lodata a 360 gradi per la grazia, lo stile e i richiami culturali, i quali hanno avuto un'eco leggermente più universale delle gaffe di un telecronista di provata fede meloniana su cui si è focalizzata la critica politica; un bilancio finale che restituisce una Milano in festa e protagonista sui media (non solo social) da Ottawa a Seul; un'Anterselva crogiuolo di tifosi e convivenza alla faccia delle accuse di chiusure sovraniste; i Giochi diffusi che diventano «un successo oltre le aspettative» e «un modello a cui si guarderà in futuro anche per la sostenibilità», come affermato dalla presidente del Cio Kirsty Coventry.






