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I numerosi commenti comparsi sotto una vignetta con il giudice palermitano ricordavano la votazione Falcone-Meli ma sono stati cancellati
Tra meno di un mese gli italiani saranno chiamati alle urne per dire la propria opinione sul referendum della Giustizia in relazione alla separazione delle carriere. Magistratura Democratica, corrente di sinistra tra le più influenti tra i togati, si sta spendendo in maniera attiva per il “no” e usa ogni mezzo possibile per muovere la propaganda in questa direzione. Non manca di usare nemmeno Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “C’è l’unanimità: noi siamo eroi”, “Morti”, è il botta e risposta tra i due giudici in una vignetta di Repubblica
Eppure, quando era in vita, il giudice Falcone non era particolarmente simpatico, per usare un eufemismo, a Magistratura Democratica. Nonostante la comune area di riferimento progressista, tra il magistrato palermitano e la corrente di sinistra delle toghe si consumò una frattura profonda, caratterizzata da incomprensioni ideologiche e scontri diretti sulle riforme e sui metodi di contrasto alla mafia. Le tensioni iniziarono a manifestarsi con chiarezza nella seconda metà degli anni Ottanta. Falcone, pur essendo un magistrato profondamente legato ai valori costituzionali, aveva una visione estremamente pragmatica e specialistica della lotta alla criminalità organizzata. Magistratura Democratica, invece, guardava con sospetto ad alcune sue intuizioni.






