Non si pente. Je ne regrette rien, come cantava Edith Piaf. Nei fatti però frena. «Forse abbiamo alzato tutti i toni in questo periodo, da ora in poi cerchiamo di abbassarli». Carlo Nordio a Bologna dà il via al tour del «Sì» per il referendum sulla giustizia allungando un ramoscello d’ulivo. Agli avversari. E sotto sotto al Quirinale, nelle cui stanze ancora riecheggia il monito di Sergio Mattarella davanti al plenum del Csm.

Il Guardasigilli torna sullo scontro con il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri e sull’organo di autogoverno dei giudici accusato di dinamiche «paramafiose». «Non sono pentito, perché non ho mai inasprito i toni: mi sono limitato a citare quel che hanno detto altri». Pausa. «Nel complesso delle polemiche, agitate da varie parti, abbiamo condiviso e ringraziato il Presidente Mattarella, perché col suo intervento siamo certi che i toni saranno ricondotti alla dialettica dei contenuti». Anche con Gratteri, nell’occhio del ciclone per le durissime accuse mosse al fronte del «sì», Nordio sembra sotterrare l’ascia di guerra: «Mai stato in lite con lui, quando ci vediamo scambiamo baci e abbracci. Ha un modo un po’ fumino...».

Acqua che però non basta a spegnere il braciere dello scontro politico dentro e fuori il Parlamento. Con le opposizioni in pressing crescente. Picchia duro Elly Schlein da un evento elettorale a Perugia. Dice la segretaria del Pd: «Noi non vogliamo il modello Trump e il modello Orban, ci teniamo stretti la Costituzione nata dalla Resistenza, dove le culture diverse che hanno unito le forze per liberare il Paese da un regime fascista e dall'occupazione nazista hanno capito insieme che per evitare i disastri del passato». Poi monta la trincea intorno ai magistrati italiani: «La delegittimazione di un potere dello Stato mina la fiducia dei cittadini verso tutte le istituzioni».