È stato un confronto “ai vertici” sulla riforma della giustizia, quando ormai manca meno di un mese al referendum. A Palermo, ieri, hanno duellato dialetticamente il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. Un faccia a faccia dai toni accesi, ma anche denso di argomentazioni tecniche. Nordio ha subito messo in un angolo eventuali letture politiche del voto: «Se passerà il Sì, il nuovo Csm verrà composto secondo i criteri della riforma, se dovesse passare il No ci adegueremo in modo molto rispettoso alla volontà popolare e non ci sarà nessuna conseguenza né sul governo, né sul Parlamento, né sul ministero della Giustizia e nei rapporti con la magistratura».
Un modo per ribadire che il referendum non è un’ordalia sull’esecutivo, ma una scelta di merito sull’oggetto della consultazione. Il cuore del dibattito è stato, ovviamente, la separazione delle carriere. Il Guardasigilli ha rivendicato la solidità costituzionale del testo: «Abbiamo enfatizzato l’autonomia del pm». E ancora: «Noi abbiamo elevato l’indipendenza del pm perché l’attuale articolo 107 della Costituzione prevede che la sua figura sia disciplinata da legge ordinaria. Con la riforma ne abbiamo enfatizzato l’autonomia. Ma forse chi è contrario alla riforma non ha letto bene il nostro testo». Parole che ribaltano l’accusa di voler indebolire l’accusa pubblica: per Nordio, la riforma rafforza e chiarisce, non depotenzia.












