Adesso il rischio è quello di un effetto domino. Con le altre Ong impegnate nel braccio di ferro con l’Italia che forti della pronuncia di un tribunale sul “fermo illegittimo” potrebbero avanzare una richiesta di risarcimento agitando la sentenza della corte civile di Palermo, che ha condannato lo Stato italiano a versare 76mila euro alla tedesca SeaWatch dopo il blocco della nave di Carola Rackete del 2019. Per dire: è ipotizzabile che sia pronta al contenzioso, con tutto ciò che ne consegue, Sos Humanity per il fermo di 60 giorni e la multa di 10mila comminate alla loro “nave di soccorso” Humanity 1, che la scorsa settimana aveva attraccato a Trapani. Nei giorni scorsi Marie Michel, policy expert della ong, ha chiesto il «rilascio immediato» dell’imbarcazione attaccando l’«escalation» del governo italiano.
Alcune azioni per ottenere un risarcimento sono già state messe in atto e sono destinate a ricevere ulteriore impulso dopo la decisione delle toghe palermitane. Sempre la ong Sos Humanity, ad esempio, in autunno aveva annunciato l’intenzione di bussare a denari sulla scorta della decisione della corte d’appello di Catanzaro, che a giugno dello scorso anno aveva confermato quanto stabilito dai loro colleghi di Crotone sul fermo della Humanity 1 del 2024. Venti giorni di blocco a Crotone bollati come illegittimi dalle toghe. Janna Sauerteig, dirigente della ong tedesca, a novembre aveva definito una «pietra miliare il successo della nostra azione legale contro l’illegittima detenzione della nostra nave di salvataggio».












