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Ultimo aggiornamento: 17:13

Un risarcimento di oltre 76mila euro. Questa la cifra stabilita dal tribunale di Palermo, che lo Stato dovrà versare alla Ong olandese Sea Watch per il fermo – per i magistrati illegittimo – subito dalla nave Sea Watch 3 nell’estate 2019. L’episodio fa riferimento al caso legato all’allora comandante della nave Carola Rackete, che il 29 giugno di quell’anno forzò il blocco navale di Lampedusa per far sbarcare 42 migranti nell’isola.

Lo Stato dovrà risarcire le spese patrimoniali documentate, sostenute tra ottobre e dicembre del 2019, quindi spese portuali e di agenzia, carburante per mantenere la nave attiva, e spese legali. La vicenda si svolse nell’arco di 17 giorni. L’imbarcazione della ong il 12 giugno 2019 prese a bordo 53 migranti che si trovavano su un gommone al largo di Zawiya (Libia).

Alla richiesta di avere l’indicazione di un porto sicuro per far sbarcare le persone recuperate, la Sea Watch 3 fu invitata a dirigersi a Tripoli, ma ottenne una risposta negativa e la reazione fu questa: “Tripoli non è un porto sicuro. Riportare coattivamente le persone soccorse in un Paese in guerra, farle imprigionare e torturare, è un crimine. È vergognoso che l’Italia promuova queste atrocità e che i governi UE ne siano complici”. Il 14 giugno, la Sea Watch 3 decise di fare rotta verso Lampedusa, ritenendola la destinazione più vicina e compatibile. Il 15 giugno, unità della Guardia costiera affiancarono l’imbarcazione della Ong in acque internazionali per una prima visita dei migranti e verificare le loro condizioni di salute: per 10 di loro fu deciso lo sbarco immediato dato che stavano molto male; sulla Sea Watch 3 restarono 43 persone tra cui alcuni minori non accompagnati.