Nell’Isola della lotta alla mafia, il dibattito sul referendum per la separazione delle carriere tra giudici e magistrati diventa uno scontro tra toghe. Questa volta l’attacco arriva dal presidente del Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) di Sicilia Ermanno de Francisco, nel suo intervento di ieri all’inaugurazione dell’anno giudiziario: «Quanto più il contesto politico-mediatico si polarizza, tanto più il giudice deve dimostrare compostezza istituzionale e rigorosa neutralità. Non sono purtroppo certo che ciò sia accaduto in questi giorni. Non darebbe buona prova di sé il giudice che, riguardo al referendum della riforma costituzionale, non resti comunque terzo e imparziale - in una parola sereno - pur se reputi che si tratti di una riforma che possa alterare le sue scelte cosiddette associative. Deve solo applicare la legge, non tifare per quella che preferisca».
Un giudice di primo livello che nella relazione sullo stato della giustizia amministrativa siciliana sceglie di richiamare i colleghi alla neutralità negli stessi giorni in cui il presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini viene attaccato da Fratelli d’Italia e dal governo per aver difeso l’operato di una sua giudice. «Il tema dell’indipendenza del giudice da tutto, anche dai colleghi associati, ma non dalla legge, è d’attualità in questi giorni come non mai», ha detto de Francisco a villa Belmonte a Palermo davanti al governatore Renato Schifani.







