Nell’Archivio federale tedesco, a Berlino, sono conservati documenti che mostrano la complicità di questi rilegatori, restauratori e chimici con il regime nazista: «Hanno usato le loro abilità in Germania e nei Paesi occupati. Stavano creando un registro di chi poteva essere ucciso», sottolinea Blewett. Una sorta di «hitlist», liste di Hitler, le definisce la ricercatrice: «Sono andati ben oltre per imporre la registrazione "razziale" delle popolazioni». Le carte rivelano il ruolo dei restauratori nell’Olocausto. Sei milioni di ebrei vennero uccisi nei campi di sterminio. Secondo la ricerca, un gran numero di restauratori «ha contribuito direttamente al genocidio durante la Seconda guerra mondiale». E man mano che la Germania conquistava nuovi Paesi, i rilegatori a caccia di ebrei aumentavano. Perché c’erano da esaminare anche i registri delle chiese in Polonia, Austria, Lituania, Belgio, Olanda. Venivano reclutati sul posto perché dovevano conoscere la lingua in cui erano stati scritti i documenti. Erano pagati bene per il loro silenzio. Un silenzio durato più di ottant’anni. Loro non hanno parlato e nessuno finora ha indagato sul ruolo dei restauratori al servizio dei nazisti.