Dal marketing alla formazione professionale, dall’insegnamento scolastico al turismo culturale. I meccanismi del videogioco trasportati al di fuori del contesto ludico, in settori apparentemente distanti, stimolano il coinvolgimento e la creatività dei partecipanti. E i numeri della gamification sono la migliore testimonianza del suo successo. Il mercato globale, infatti, è valutato circa 36 miliardi di dollari nel 2026, con proiezioni che superano i 180 miliardi entro il 2035 (report di Mordor Intelligence e Research and Markets). Anche in Italia il settore è in piena maturazione. Da noi si attinge maggiormente all'enorme bacino storico-artistico dove sono musei e borghi a fare da traino.
L'Italia è la patria dell'heritage game, in cui il gioco è utilizzato come strumento per valorizzare il patrimonio culturale e trasformare la visita a un sito in un'esperienza interattiva e coinvolgente, allontanandosi dalla classica guida turistica. Spesso si tratta di videogiochi ambientati in ricostruzioni fedeli di città antiche o app museali che permettono di rivivere con la realtà aumentata eventi storici. Tra gli esempi più recenti di gamification, quello del Museo Archeologico Nazionale di Napoli che ha ricostruito le sue collezioni all'interno del celebre universo di Minecraft, creando un ponte con le generazioni più giovani; oppure i borghi disseminati lungo la penisola che diventano city escape room all'aperto, con chatbot e indovinelli per guidare i turisti alla scoperta di storie locali. Nasce proprio con l'intento di coinvolgere le nuove generazioni alla scoperta dei luoghi della memoria e di un importante sito Unesco come Castel del Monte ad Andria, Hohenstaufen – The Game che trasforma uno dei luoghi più enigmatici d’Italia, voluto da Federico II di Svevia, in un’esperienza viva, proprio grazie alla realtà aumentata.







