(di Francesca Chiri)

Una app di gaiming presentata all'interno del palinsesto di ricerca nelle arti delle Accademie italiane Ear potrebbe essere la dimostrazione di come il linguaggio videoludico possa diventare strumento di ricerca artistica, narrazione storica e coinvolgimento delle nuove generazioni.

Ribaltando in un certo senso l'accezione tendenzialmente negativa dell'assunto di McLuhan secondo il quale "il medium è il messaggio".

In corso di rilascio, il progetto è stato presentato a Roma all'Accademia di Belle Arti (durante la presentazione dei risultati del progetto Enacting Artistic Research), per poi essere giocato interpretando il patrimonio culturale di Castel del Monte sull'altopiano pugliese delle Murge settentrionali.

Si chiama "Hohenstaufen - The Game" e come rimanda il titolo è ispirato a Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia e al castello a cui il suo nome è indissolubilmente legato, il maniero di forma ottagonale, un capolavoro unico dell'architettura medievale, Patrimonio Mondiale Unesco. Federico discendeva, dal lato paterno, dalla nobile famiglia degli Hohenstaufen( dal lato materno discendeva dalla nobile famiglia siculo-normanna degli Altavilla, conquistatori di Sicilia e fondatori del Regno di Sicilia): personalità eclettica, passata alla storia con l'appellativo "stupor mundi", oggetto di una lunga serie di miti e leggende popolari, nel bene e nel male. E' ricordato per aver accolto alla sua corte grandi artisti e poeti del suo tempo, lui era un grande letterato e il suo regno noto per essere stato un centro di grande cultura. Mise in discussione il potere temporale e fu per questo fortemente contrastato dalla Chiesa che gli comminò due scomuniche; il papa Gregorio IX arrivò a vedere in lui l'anticristo. Quando morì il figlio Manfredi, futuro re di Sicilia, scrisse di lui: "Il sole del mondo si è addormentato, lui che brillava sui popoli, il sole dei giusti, l'asilo della pace". Una figura, insomma, potenzialmente interessante per un pubblico giovanile. Eppure né il suo nome né il suo iconico castello sono riconosciuti a sufficienza dagli abitanti dell'altopiano pugliese e dai turisti che tendono ad ignorare il territorio di Andria a favore delle località costiere.