(di Francesca Chiri) Dalla lettura dei processi creativi nascosti nelle opere storiche alle sperimentazioni immersive che interrogano l'intelligenza artificiale; dal confronto internazionale sui modelli di ricerca artistica ai dispositivi espositivi che rendono accessibili materiali, tecniche e stratificazioni dell'opera; dal convegno scientifico alle esperienze aperte al pubblico.

C'è un nuovo modo per ridefinire il modo di intendere, praticare e raccontare la ricerca nelle arti e Roma lo ha sperimentato con Ear, Enacting Artistic Research, un progetto che ha visto insieme le Accademie di Belle Arti di Roma, Firenze, Brera, i Conservatori di Roma Santa Cecilia e dell'Aquila Alfredo Casella, l'Università Politecnica delle Marche, l'Infn dell'Università Roma Tre.

Ora lo mette in mostra con convegni, esposizioni, installazioni, esperienze digitali e momenti di confronto: un racconto stratificato che mette in dialogo arte, scienza, tecnologia, patrimonio e formazione avanzata, restituendo la ricerca artistica come pratica viva ed esperienza condivisa.

Fino al 21 febbraio Roma si trasforma così in un hub diffuso della ricerca artistica dedicata al pubblico e agli studiosi, un ecosistema temporaneo che attraversa luoghi, linguaggi e discipline per rendere visibile il percorso e i risultati raggiunti.