In qualche caso è una moda. In qualche altro una scelta all’insegna dell’economia circolare: dare nuova vita a un capo di abbigliamento non più usato e, allo stesso tempo, risparmiare anche il 50% rispetto a un capo nuovo. Lo scenario dell’abbigliamento usato, non è fatto di parti uguali. Perché ci sono i canali di vendita e quelli di raccolta gratuita. Binari paralleli che, a un certo punto, si dividono per raggiungere destinazioni differenti: la vendita su piattaforme dedicate, i cassonetti destinati alla raccolta e i rifiuti.

Non solo moda e vintage

«In parte siamo davanti a un fenomeno di moda, quella del vintage dove si rimettono in circolazione dei capi vecchi - dice Michele Carrus, presidente di Federconsumatori -. Si tratta di un fenomeno che alimenta un mercato che passa per mercatini o piattaforme». Uno degli elementi di rilevo di un articolo destinato al cassonetto, piuttosto che alla vendita su piattaforma, è la marca e quindi la sua qualità. «Un consumatore può essere indotto ad acquistare un capo di valore, anche usato - aggiunge Carrus -, probabilmente un capo di poco valore non troverà mercato». Oltre alla marca ci sono, poi, le condizioni dell’articolo. E capita, quindi, che il capo firmato finisce su una piattaforma per essere venduto, quello in buone condizioni ma non griffato sui raccoglitori e quello danneggiato direttamente tra i rifiuti.