Cesare Mevoli, consigliere comunale di Brindisi in quota Fratelli d’Italia, ha preso parola in apertura: «Mussolini - ha detto - ha fatto anche cose buone». Accanto a lui Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote del duce, presente nella sala di palazzo Nervegna (di proprietà del Comune di Brindisi) per presentare il suo libro Mussolini e il fascismo. L’altra storia in cui racconta un'altra versione del Ventennio. Una versione in cui la violenza squadrista è annacquata.
E dove al contrario si pone l'evidenza su una violenza che, come Mussolini junior ha avuto modo di dire a Repubblica poco prima di presentarsi in sala, «è stata il prodotto di una reazione alla violenza di sinistra che anche in Italia voleva la rivoluzione, come in Russia. Volevano la dittatura del proletariato». Il consigliere di FdI Mevoli rincara la dose, davanti al piccolo drappello presente in sala. Il duce «ha fatto tantissime cose buone: l’Italia era un paese medievale e in venti anni l’ha trasformato in un paese moderno».
E ancora: «Mussolini decise che il sistema democratico non era il migliore per cambiare il Paese e realizzare opere, che adesso richiedono decenni e che con lui venivano fatte in pochi mesi. Era questo il senso di assumere un potere decisionista. Così risolveva i problemi da un giorno all'altro». Le dichiarazioni hanno suscitato polemiche. Come la decisione del Comune di garantire uno spazio alla presentazione di un libro definito a più voci "revisionista”. Inizialmente era prevista anche una manifestazione di protesta come già accaduto in occasione della presentazione di Mussolini a Orta Nova. Ma a Brindisi niente: una decisione frutto della paura di possibili ripercussioni per via del decreto sicurezza.







