Tutti in piazza, anzi no: c’è il decreto sicurezza. A Brindisi non si è tenuto il presidio di protesta inizialmente previsto per la presentazione del libro di Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote del duce. E il motivo principale è stato il timore di ripercussioni per il decreto sicurezza. "Una legge seconda sola alle leggi fascistissime", dice il presidente di Anpi Brindisi Donato Peccerillo. Secondo cui il decreto ha agito da deterrente.
Sulla scia della protesta di Orta Nova (Foggia) anche a Brindisi si era deciso per un atto dimostrativo teso a manifestare il disappunto per l’ospitalità a Mussolini, autore di un libro storico definito a più voci come "revisionista". Ed era stato diffuso un comunicato in cui diverse associazioni (Libera, Anpi, Cgil tra queste) avevano rivolto "un appello chiaro e appassionato a tutte le forze democratiche e costituzionali della città, alla società civile, al mondo dell’associazionismo, ai giovani, alle donne e agli uomini che credono nei valori della Carta repubblicana: manteniamo alta l’attenzione. Difendiamo insieme i presìdi democratici". Ma alla fine non c'è stata alcuna presenza in loco.
"La legislazione di questo governo sulle questioni della sicurezza – dice Peccerillo - è seconda solo alle leggi del ’26, le leggi fascistissime. Di norma non siamo avventuristi, siamo democratici, pacifisti e rispettosi della Repubblica italiana ma questa legge è pensata per impedire ogni tipo di protesta, anche pacifica. Ed è una cosa anticostituzionale. Abbiamo evitato di presenziare per evitare ripercussioni. E cogliamo l’occasione per dire quanto sia pericolosissimo questo tipo di logica securitaria che cerca di criminalizzare tutto, anche le forme di dissenso pacifico". Poi la stoccata alla maggioranza. "Si parla ancora di centrodestra, ma dov’è il centro?".






