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20 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:25
“Il film possono cambiare il mondo, ma non in modo politico”. È la frase con la quale a Potsdamer Platz stanno crocifiggendo Wim Wenders. Piccoli Golgota sono sorti anche in altre piazze “calde”, quelle delle grandi manifestazioni ProPal: Roma, Milano, Parigi, Londra ecc… Il presidente della giuria della Berlinale 2026 si è preso del fascista, nazista, sionista, colluso al governo tedesco che appoggia Israele, e chi più ne ha più ne metta, perché nella conferenza stampa di apertura del festival di cinema di Berlino, ad una serie di domande riguardanti il rapporto tra cinema e politica non ha tirato fuori la kefiah. Questo almeno quello che gli hanno rinfacciato Bardem e soci, firmatari di una lettera di registi e attori dove colpiscono tutti – regista e Berlinale – rei di censura e silenzio rispetto alla tragedia che sta vivendo la Palestina.
E allora, oltre al fatto che Wenders ha dato tre risposte a tre domande diverse quindi il suo ragionamento è più esteso e articolato (ci arriviamo); che c’è chi rinfaccia al regista tedesco di avere detto il contrario di quanto dichiarato nel 1991 (verissimo, peraltro); ma soprattutto che in assoluto Israele è colpevole senza se e senza ma del genocidio del popolo palestinese (così nessuno può rompermi le scatole), Wim Wenders versione 2026 su cinema e politica, come paradossalmente nel 1991 quasi sullo stesso tema, ha totalmente ragione. “Nessun film ha mai cambiato le idee politiche di qualcuno, ma possiamo cambiare l’idea che le persone hanno di come dovrebbero vivere. C’è una grande discrepanza su questo pianeta tra persone che vogliono vivere la loro vita e governi che hanno un’altra idea. Spero che i film entrino in questa discrepanza”, ha spiegato Wenders alla prima domanda più generica.











