Il suo legame profondo con l'Italia, passato per l'esperienza con Antonioni di Al di là delle nuvole, uscito 30 anni fa, l'amore per il latino, prima lingua straniera imparata da bambino ("è netto, preciso, aiuta a pensare in maniera lucida"), il nuovo film sulla pace, la necessità di continuare a credere nell'uomo e nell'Europa, i rischi dell'IA.

Sono stati tanti i temi che Wim Wenders ha toccato all'Accademia nazionale dei Lincei, la più antica Accademia scientifica del mondo (fondata nel 1603, ha avuto tra i primi soci Galileo Galilei) dove ha ricevuto, alla presenza del presidente Mattarella il Premio Internazionale Antonio Feltrinelli per le Arti destinato al Cinema. Il riconoscimento, del valore di 100mila euro, è nato nel 1942 e va a personalità che, in Italia e nel mondo, abbiano saputo eccellere nelle scienze e nelle arti.

"Sto preparando un film sulla necessità di pace. Ci lavoro da tanto tempo e con un po' di fortuna dovrei riuscire presto a realizzarlo" dice il regista all'ANSA poco prima della premiazione. La pace "dovrebbe essere la nostra massima aspirazione ma al momento siamo più focalizzati a volere così tante altre cose. Ad accumulare sempre più roba , vogliamo tutti essere ricchi... Abbiamo dimenticato - spiega -. quali siano le cose realmente preziose a cui aspirare e la pace è la più importante". Essendo nato nel 1945 (compirà il 14 agosto 80 anni), "ho vissuto nel più lungo periodo di pace che abbiamo avuto e sono arrabbiato per aver perso quella pace" osserva. Come cineasta, ha sempre raccontato l'umanità, nelle sue speranze, miserie e bellezze: "Oggi non è facile avere speranza nell'essere umano ma io sono un eterno ottimista nelle persone. Anche se sembra che abbiamo dimenticato in gran parte da dove veniamo, chi siamo, quali siano i nostri valori. Le persone devono agire insieme. E dobbiamo essere felici di vivere in Europa, un continente dove vale ancora la ragione. Dobbiamo alzare la nostra voce che sembra essere l'unica voce sensata rimasta".