Berlino – L’Orso d’oro della Berlinale 76 va a Yellow Letters, un film politico in un’edizione scossa dalle polemiche sul rapporto tra arte e attivismo dal primo all’ultimo giorno. È un dramma su ciò che accade a un matrimonio sotto una straordinaria pressione politica. Girato da Ilker Çatak (già regista candidato all’Oscar per La sala professori), in lingua turca, ambientato in un luogo sospeso tra la Turchia e la Germania, vede un’attrice e un drammaturgo sposati che perdono il lavoro e sono costretti ad abbandonare la loro vita agiata dopo che lei rifiuta la foto con il ministro arrivato a vederli a teatro e il marito viene preso di mira dallo Stato turco per aver pubblicato online contenuti critici.
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“Un film contemporaneo che ci racconta quello che può succedere a tutti noi in un futuro che somiglia al presente, nei nostri Paesi”, dice il presidente di giuria Wim Wenders, mentre il produttore Ingo Fliess sul palco avverte: “La vera minaccia non è tra di noi. È là fuori. Sono gli autocrati. Sono i partiti di destra. Sono i nichilisti del nostro tempo che cercano di arrivare al potere e distruggere il nostro modo di vivere”.
(reuters)
È questo il concetto ripetuto da Wenders, che ha preso la parola più volte e ha affrontato in modo diretto le accuse e le polemiche che lo avevano investito – compresa la lettera di ottanta artisti, tra cui Javier Bardem e Tilda Swinton – perché nella conferenza di apertura aveva detto che il cinema non deve parlare direttamente di politica, evitando di rispondere alle domande su Gaza (o altri temi politici).











