A essere saccheggiato, in un casolare trifamigliare dell’Appennino reggiano, non era stato l’appartamento o l’eventuale cassaforte, ma il freezer. Svuotato un po’ alla volta della pasta ripiena simbolo della cucina reggiana: i cappelletti soprattutto, ma anche tagli di carne pregiata. Furti insoliti, che sono finiti in un’aula di tribunale e hanno portato a una sentenza di primo grado: la cognata della padrona di casa è stata infatti condannata a un anno e nove mesi di reclusione.
La vicenda risale ai tempi del 2020, in pieno covid, ed è stata raccontata dal Resto del Carlino di Reggio Emilia. Proprio a causa del lockdown la proprietaria, che considerava quell’appartamento come casa di villeggiatura, ne era stata lontana a lungo. Si era però presto accorta degli ammanchi nel freezer, e non potendo darsi una spiegazione razionale, aveva deciso di installare delle telecamere di videosorveglianza. I filmati mostrerebbero la cognata della donna, una 63enne – che come l’anziano padre abita nello stesso stabile – recarsi in casa della parente e uscirne con una borsa piena, sottraendo le chiavi dell’appartamento proprio all’anziano. Due dettagli contestati dalla difesa dell’imputata.
Quel che è emerso in maniera netta in aula è che fra le due donne non corresse buon sangue e nemmeno si parlassero. Tanto che non sono stati accolti i tentativi di risolvere la vicenda attraverso accordi extragiudiziali. A quel punto, è scattata la denuncia. Non è stato un processo breve, passato anche attraverso la richiesta di archiviazione. Ieri si è chiuso il primo grado di giudizio, con la condanna della cognata (che ha ottenuto le attenuanti generiche) e la disposizione del risarcimento in sede civile.







