Il sangue non arriva come dovrebbe ad un’area del cuore. Alla fine, dietro all’infarto ci sono situazioni di questo tipo, così come accade in caso di altre manifestazioni acute della cardiopatia ischemica, come l’angina. Ma attenzione: non tutte le persone sono uguali, sia in termini di modalità di presentazione dei sintomi sia sul fronte dei fattori di rischio. E una particolare attenzione va prestata anche al genere, visto che le donne sono spesso meno presenti negli studi clinici.
Proprio per ottenere informazioni specifiche in questo senso è stato messo a punto il registro Gender, Diversity and Inclusion–Acute Coronary Syndromes (GEDI–ACS), finanziato dall'UE, primo registro italiano prospettico, multicentrico, osservazionale, non randomizzato, progettato per valutare i profili clinici, di imaging, biochimici e molecolari delle donne con condromi coronariche acute. I primi dati preliminari sono stati presentati all'EAPCI Summit 2026 di Monaco di Baviera. L’EAPCI è parte della Società Europea di Cardiologia (ESC). I sottotipi di sindromi coronariche acute sono definiti in base alla gravità della riduzione del flusso sanguigno e alle sue conseguenze. Si va dall’angina instabile (quando non si verifica un danno irreversibile al muscolo cardiaco) fino all’infarto miocardico nelle sue diverse forme.






