PADOVA - Si presentano spesso a braccetto per condividere progetti, promuovere iniziative ed eventi, ma il matrimonio tra BusItalia e l’ente di governo (Comune e Provincia) non è tutto rose e fiori. Soprattutto quando si tratta di soldi. Nelle casse di BusItalia mancano quasi 19 milioni di euro, fermi per ora in quelle dei Palazzi Moroni e Santo Stefano. Nei giorni scorsi il responsabile amministrazione finanza e controllo di Busitalia, Roberto Magliocchetti, ha inviato una lettera all’ente di governo del bacino territoriale con cui ha firmato il contratto per la gestione del trasporto pubblico (quindi a Comune e Provincia, oggi entrambe dirette da Sergio Giordani) evidenziando come l’azienda versi in condizioni critiche dal punto di vista finanziario. E lo scrive nero su bianco, chiedendo 18,8 milioni di euro.
«Ci troviamo in stato di criticità finanziaria a causa del ritardo nell’incasso di alcune partite di particolare rilevanza» scrive, elencando poi le tre differenti somme.
La prima è di 6,3 milioni di euro di incrementi del fondo nazionale trasporti relativi agli anni 2023-2024, la seconda di 7,8 milioni per gli stessi fondi (ma del 2025) e altri 4,7 milioni di euro a titolo di saldo dei contributi per l’acquisto di materiale rotabile (somme che Busitalia ha anticipato). In totale l’azienda ha anticipato 5,7 milioni, ed ora chiede il rimborso. Non parliamo di liquidi da prendere dai bilanci gestiti da Giordani tra Provincia e Comune, ma di soldi dello Stato depositati provvisoriamente sui suoi conti, affinché poi venissero girati a Busitalia. Giro che però non è mai avvenuto. E questo rischia di mandare il contratto a rotoli, come la stessa azienda legata a Ferrovie dello Stato scrive nella lettera inviata pochi giorni fa.







