“Per conoscere un popolo siediti alla sua tavola”, si potrebbe dire parafrasando la massima del poeta persiano del XIII secolo Saadi ma non sempre seguire questa indicazione è possibile. Soprattutto quando si tratta di precetti religiosi legati alla tradizione gastronomica le basi sono comuni ma il loro sviluppo è stato determinato da ingredienti e usanze locali. Un esempio su tutti è il periodo di Ramadan, una ricorrenza che, secondo il centro studi americano Pew Research Center, accomuna ben 2,1 miliardi di persone, il 25,6% della popolazione mondiale
Dall’Asia all’Africa, dalle Americhe all’Europa per un mese, quest’anno dal 17 febbraio al 19 marzo, un quarto della popolazione mondiale digiunerà dall’alba al tramonto osservando così uno dei Cinque Pilastri della fede islamica. “Quando il Profeta Muhammad – spiega Anissa Helou, studiosa di tradizioni gastronomiche musulmane - lasciò la Mecca per Medina, scoprì che gli ebrei locali digiunavano il 10 di Muharram, in ricordo del giorno in cui Dio salvò Mosè e i figli d'Israele dal Faraone. Quindi ordinò ai suoi seguaci di digiunare nello stesso giorno (Ashura). Questo precetto è considerato il precursore del digiuno del Ramadan, che da allora divenne obbligatorio. Fu poi esteso a un intero mese di digiuno, Ramadan, comandato come uno dei Cinque Pilastri dell'Islam”.








