E dire che a pagina 14 del vademecum è riportato l’appello del presidente della Cei, Matteo Zuppi, ai fedeli a non «lasciarsi irretire da logiche parziali». Eppure solo un paio di pagine prima, nella «conclusione» con la quale l’Azione cattolica italiana e la presidenza diocesana di Roma tirano le somme in vista del referendum costituzionale sulla giustizia, sembra di leggere un documento redatto dal Comitato del No alla riforma Nordio. Certo, l’appello a votare contro la separazione delle carriere, lo sdoppiamento del Csm e l’istituzione dell’Alta corte disciplinare non c’è, ma basta scorrere tra le righe del documento preparato per le «iniziative di approfondimento all’interno dei gruppi parrocchiali» di Roma per capire per quale parte batta il cuore della diocesi capitolina. Il “piccolo vademecum” per presidenti parrocchiali ed educatori è di 21 pagine. Laddove si ravvisa una scelta di campo è nel quinto capitolo, nel quale sono riportate le “istruzioni” su cosa dire nel merito della riforma. Tanto per cominciare, la diocesi di Roma obietta che i due Consigli superiori della magistratura e la nuova Alta corte per i provvedimenti disciplinari delle toghe «oltre a comportare costi ulteriori per il funzionamento dei tre organi», sottrarranno «un numero maggiore di magistrati allo svolgimento dei processi ordinari civili e penali», dovendo giocoforza partecipare- alcuni di lavoro - alla gestione dei tre nuovi organi. Questo è solo l’antipasto. Poco più avanti arriva l’allarme: «Il referendum sollecita una riflessione ampia sui meccanismi di equilibrio tra le funzioni e i poteri dello Stato e sul modello di giustizia, che sicuramente sarebbero diversi da quelli assicurati dal vigente assetto costituzionale».