“Caro Massimo,
non considerarlo uno sgarbo se prima degli auguri per il tuo compleanno, che ricorre oggi - avresti compiuto 73 anni - ti darò notizia di un fatto triste che, sono certa leggerai con le lacrime agli occhi. Un devastante incendio ha colpito uno dei luoghi più belli della cultura partenopea: il teatro Sannazaro, punto di riferimento storico e affettivo della nostra amata città. Si spera, ardentemente, che la forza dell’arte e dello spirito napoletano sapranno trasformare questo momento di dolore in occasione di rinascita.
Ed ora eccomi a te! Buon compleanno, Massimo. Scanditi dalla bellezza e il dolore sono trascorsi un po’ di anni dall’inaspettato congedo da questo mondo del “nostro” Massimo. Oggi però è quasi d’obbligo, quantomeno doveroso, volgere lo sguardo al Cielo e respirare il profumato Spirito della “Grande Bellezza”. Anche se – è innegabile - fa male, porta malinconia festeggiare senza il festeggiato… È difficile non cedere al rimpianto per la perdita di un artista, perché egli irrimediabilmente trascina con sé la raffinatezza e lo stile del suo mestiere. Gli attori, poi, disvelano ogni cosa privilegiando il motivo umano prima che professionale. Questa considerazione è da me pienamente condivisa perché rispecchia molto del vissuto di mio fratello. È risaputo che Massimo ha avuto un percorso scolastico a dir poco complicato, che insieme ai capricci del suo cuore non promettevano nulla di buono. In famiglia, l’atmosfera non era serena: la malattia comportava responsabilità e preoccupazioni; mamma, poi, era afflitta da un pensiero triste che quel figlio nel tempo, crescendo, avesse potuto disaffezionarsi alla vita. Questo ulteriore male ci è stato risparmiato. Quel figlio non si è arreso. Quel figlio la vita l’ha amata, rispettata, accarezzata: ha strizzato l’occhio alle passioni, agli amori, ai valori, ai sentimenti. Proviamo a ricordare “Il Postino”, l’ultima fatica di Massimo. Non dico lavoro, dico fatica. Proviamo a ripensare all’appagata “contentezza spirituale”, di cui egli stesso – per scelta – si è nutrito fino all’ultimo giorno della sua vita. Un potente lascito che, attraverso gli occhi innamorati e lo sguardo sognante di un postino ha arricchito cultura e arte consegnando, affidando un indiscusso, indimenticabile poeta alla storia del Cinema. L’affascinante maestria del narratore, ancora oggi, avvolge e coinvolge le nuove generazioni. Caro Massimo, proprio i giovani hanno saputo, voluto modificare quel pauroso senso di vuoto ed è con loro che proviamo felicità a guardarti. È come se mille e mille amorevoli mani si distendessero in uno abbraccio nell’infinito per arrivare fino a te e poterti dire: Massimo, quell’accorato “Ricordatevi di me”, sussurrato come in un fruscio di foglie, non è stato disatteso. Massimì tranquillo. Qui di lasciarti andare non se ne parla proprio. Sei con noi ed è così che ti parliamo: ciao, Massimo! Buongiorno Massimo! Auguri, Massimo! Un pensiero infine alle carissime amiche e amici di Lucera, il paese della Puglia dove tu girasti “Le vie del Signore sono finite”. Impossibile cancellare respiri e parole: aspettando tempi migliori, ci ritroveremo nella mia gioiosa promessa di un nuovo, vero incontro. Vi giunga il mio affettuoso abbraccio a nome mio e del “ nostro” Massimo.














