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19 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:00
La frode nel settore degli alimenti acquatici non è un’anomalia episodica ma una vulnerabilità strutturale di sistemi di filiera caratterizzati da alta complessità biologica, frammentazione giuridica e asimmetria informativa. Il recente rapporto 2026 della Fao dal titolo “Food fraud in the fisheries and acquaculture” stima che il mercato globale dei prodotti ittici superi i 190 miliardi di dollari e coinvolga oltre 12.000 specie commercializzate, una diversità ontologica che rende la verificabilità empirica del prodotto più fragile rispetto ad altre filiere agroalimentari.
Studi consolidati indicano che la percentuale di mislabeling a livello globale può attestarsi tra il 20% e il 30% in alcuni contesti di ristorazione e prodotti trasformati. Il dato rilevante non è la percentuale in sé, ma il fatto che la probabilità di individuazione rimane strutturalmente bassa perché la prova dell’autenticità è tecnico-scientifica e non visiva: richiede Dna barcoding, isotopi stabili, spettrometria di massa, analisi genomiche di nuova generazione. Questo significa che l’asimmetria non è soltanto informativa ma epistemica: chi compra non ha strumenti cognitivi né tecnici per verificare. Di conseguenza, qualsiasi modello che attribuisca al consumatore un ruolo primario di controllo è logicamente fallace e, ancora oggi, la Fao mantiene questo approccio ormai datato.







