PADOVA- .Che l’inverno lasci sempre prima spazio alla primavera è dimostrato dalle prime fioriture, che si affrettano anche di un mese. Tra gli effetti subito visibili del cambiamento climatico, la primavera anticipata impatta anche sulla crescita degli alberi, che negli anelli dei loro tronchi riportano scritte tutte le date del cambio di stagione. I ricercatori dell’Università di Padova sono andati nelle foreste montane del Nord Est e “leggendo" i fusti di oltre 4mila alberi tra abeti, conifere, larici e pini, sono arrivati a una conclusione: negli ultimi 200 anni nei boschi la primavera è arrivata con due settimane di anticipo. Nei nostri boschi alpini questo slittamento della fioritura ha modificato i ritmi di sviluppo delle conifere, che nell’arco di due secoli hanno guadagnato due settimane di periodo di crescita. Un impatto importante sul loro calendario biologico, perché quando se ne va il gelo gli alberi cominciano a produrre nuovo legno. Nello studio pubblicato dagli scienziati di Palazzo Bo, si evidenzia che gli anelli dei tronchi, in questo caso gli “anelli da gelo” tengono per iscritto queste informazioni e raccontano quando il freddo se n’è andato, anno dopo anno. Tra le informazioni leggibili c’è pure l’avvio del processo di produzione del “legno nuovo”, che gli scienziati padovani hanno stimato in un anticipato effettivo negli ultimi 200 anni. La ricerca è stata sviluppata nei laboratori di Agripolis, il polo di scienze agrarie dell'Università di Padova, dove gli scienziati del Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali hanno lavorato con i colleghi dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del CNR di Bologna. Coordinatore dello studio è l’ecologo forestale padovano Marco Carrer, che ha spiegato le operazioni svolte dai ricercatori nelle foreste delle Dolomiti: «Invece di monitorare direttamente la crescita annuale, operazione impossibile da portare avanti su archi temporali molto estesi, abbiamo adottato un approccio retrospettivo. Studiando gli anelli ci siamo concentrati sui cosiddetti “anelli da gelo”, piccole cicatrici nel legno causate da improvvisi abbassamenti di temperatura durante la fase attiva di crescita, che però ci confermano che l’albero stava crescendo». L’arco temporale analizzato va dal 1774 al 2020 ed è stato svolto in oltre 4.000 piante di larice, pino cembro e abete rosso nelle Dolomiti. Ora lo studio può svelare nuovi segreti su come le diverse specie di alberi rispondo e si adattano al cambiamento climatico. «In pratica si è trattato di individuare le ondate di gelo del passato in grado di produrre danni nei nostri boschi, gelate occorse tendenzialmente tra maggio e giugno, quando gli alberi avevano già cominciato a crescere – ha concluso Eugenia Mantovani, prima autrice dello studio -. Sono gli stessi eventi in grado di causare danni ingenti alle colture agricole».
Primavera sempre più in anticipo, lo studio del Bo sulle Dolomiti
PADOVA- .Che l’inverno lasci sempre prima spazio alla primavera è dimostrato dalle prime fioriture, che si affrettano anche di un mese. Tra gli effetti subito visibili del cambiamento...






