Ballarati, c’è il rischio di arrivare al reato di opinione?
«Più che il rischio, siamo alla certezza conclamata. In Italia, ormai, bisogna stare attenti a quello che si dice. C’è una parte politica che attraverso le proprie associazioni porta avanti una caccia alle streghe contro chi si esprime in un modo che a loro non piace. C’è un clima di terrore legale».
Andrea Ballarati, l’organizzatore del Remigration Summit 2025 di Gallarate (Varese), parla con Libero dopo il rinvio a giudizio per incitamento all’odio e alla discriminazione razziale. Al centro delle indagini della Procura di Como ci sono alcune sue frasi scritte sui social nel 2023. Eccone qualcuna: «Le bande di migranti mai integrate che ora governano le nostre città sono la prova del fallimento del progetto multiculturale»; «Invitiamo i veri italiani a ribellarsi; «È il momento di scegliere da che parte stare»; «Francia, Svezia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e molti altri Paesi sono ormai sul punto di essere composti in gran parte da migranti, è giunto il momento di reagire e combattere, non c’è più tempo, una parola sola: agire!». Pensieri in cui risulta oggettivamente difficile scovare un’istigazione a commettere reati, o quantomeno azioni poco raccomandabili, nei confronti dei cittadini stranieri.








