«Il vate italiano dei remigrazionisti» come lo ha definito l’HuffPost, Andrea Ballarati, è stato rinviato a giudizio per incitamento all’odio razziale. Ma di chi stiamo parlando? Lo scorso maggio a Gallarate, in provincia di Varese, era stato uno degli organizzatori della prima edizione del Remigration Summit in Italia. Un forum, incentrato proprio sul tema della remigrazione, a cui avevano preso parte esponenti identitari provenienti da tutta Europa come il francese Jean-Yves Le Gallou (ex europarlamentare dal 1994 al 1999 del Front National di Le Pen), uno degli ideologi della remigrazione ovvero l’austriaco Martin Sellner e il portoghese Afonso Gonçalves. Dopo il convegno il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, commentava così l’evento: «In democrazia non bisogna avere paura di nulla, anche di idee che possano apparire molto forti, molto controverse, molto discutibili anche, non condivise in qualche modo». Ma evidentemente non è così per la procura di Como che, come indicato all’inizio dell’articolo, ha rinviato a giudizio Ballarati con le accuse di istigazione all’odio e alla discriminazione.

Il 24enne in un video pubblicato il 3 febbraio, sui propri canali social, spiegava che «per la magistratura politica in Italia denunciare la propria sostituzione è un comportamento inaccettabile: dal 2023 mi indagarono per incitamento all’odio, e ora andrò a giudizio». Inoltre evidenziava «come nel resto d’Europa le corti sono divenute uno strumento per silenziare l’opposizione attraverso la guerriglia legale e il logoramento economico». Così ha lanciato una raccolta fondi per «raccogliere le risorse necessarie a combattere per la libertà d’espressione, di pensiero, di fare politica». Ma torniamo a ieri. I fatti risalgono a tre anni fa e “l’accusa” si baserebbe «su una serie di frasi estrapolate senza un minimo di contesto e architettate per creare un caso contro di me», precisa Ballarati. Un esempio. «Francia, Svezia, Germania, Olanda, Belgio e molti altri paesi ormai sull’orlo di diventare a maggioranza di immigrati, è giunto il momento di reagire e combattere, non c’è più tempo. Parola d’ordine: agire!». Oppure ancora. «Le bande di immigranti mai integrate che dettano legge nelle nostre città sono la prova del fallimento del progetto multiculturale». Ancora? «Invitiamo i veri italiani a ribellarsi». Un altro esempio? «È il momento di scegliere da che parte stare». Tanto poco è bastato per farlo finire sul banco degli imputati. La critica al globalismo e alla visione liberale dell’immigrazione non viene tollerata.