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Ultimo aggiornamento: 20:39

Un palestinese di 30 anni, rifugiato politico in Italia, è stato licenziato a Cortina, dove faceva lo steward per le Olimpiadi invernali. Non ha superato i controlli di sicurezza, a quanto risulta a il Fatto Quotidiano, perché è un attivista politico, partecipa ai cortei per Gaza a Roma dove vive dal 2021 e forse in una manifestazione ha tentato di bruciare una bandiera israeliana. Era in prima fila anche a L’Aquila in solidarietà con il connazionale Anan Yaeesh, poi condannato un mese fa in primo grado, per terrorismo, in un processo piuttosto discusso. Niente di davvero grave, è incensurato, ma i nostri apparati di polizia e di intelligence hanno dato parere negativo. È il secondo caso a far discutere nel giro di pochi giorni, dopo l’episodio del dipendente dello store olimpico che ha gridato “Free Palestine” ai tifosi israeliani entrati mostrando le bandiere: è stato poi sostituito nel turno.

“Ho lavorato lì fino al 3 febbraio, facevo i controlli agli ingressi con il security scan. Il 4 febbraio avevo il turno dalle 14 alle 22, la mattina il mio responsabile mi manda un vocale su whatsapp e dice di chiamarlo con urgenza, lo chiamo e mi dice: ‘Guarda, mi dispiace ma hanno fatto i controlli di sicurezza e c’è qualche problema, dicono che sei stato in prigione. Io non so niente di più ma devi andare via’. Mi dice che potevo sapere qualcosa di più alla Questura di Roma. Gli ho chiesto più volte: ‘Ma il problema è la mia nazionalità?’. Non ha risposto”, racconta il giovane di Nablus, Cisgiordania, che in pochi mesi nel 2022 ottenne lo status di rifugiato politico nel nostro Paese.