Oggi l’unica alternativa al dollaro, moneta di pagamento e di riserva, è l’euro e la sua stabilità». Lo ha scritto l’economista ed ex ministro Patrizio Bianchi ieri sul Sole 24 Ore. Un modo per tenere vivo il dibattito sulla necessità di un’Europa federale. Prospettiva uscita malconcia nell’ultimo Consiglio Europeo informale tenutosi nelle Fiandre.
Alla base del ragionamento vi è la convinzione che “volere è potere”. Basta che gli Stati europei lo vogliano e tutto andrà come desiderato. Io, ad esempio, fortissimamente voglio il fisico di Roberto Bolle.
Ma presumendo che diate per scontato anche voi che ci siano circostanze oggettive che frustreranno la mia aspirazione, l’obiettivo imposto è irrealizzabile.
Ma quale sarebbe il dato di realtà che di fatto finirà per rendere irrealizzabile l’aspirazione di un euro come alternativa al dollaro? Uno sguardo alle statistiche della Banca dei Regolamenti internazionali ci aiuta. Gli Usa hanno il 4% della popolazione mondiale ed il 25% del Pil. Nel 50% dei casi una transazione internazionale fra Paesi con valute diverse avviene in dollari. Nel 2000 questa percentuale era addirittura inferiore; intorno al 45%. Gli eventi quindi ci dicono che nel corso degli anni, nonostante nel frattempo la Cina si sia imposta come fabbrica del mondo, il dollaro non esce ridimensionato. Dinamica diversa se invece si considerano le riserve in valuta estera delle banche centrali.









