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Ultimo aggiornamento: 15:46
Una campagna militare in Iran definita “massiccia”, con una durata prevista di diverse settimane. Insomma, niente a che vedere con il raid che in Venezuela ha portato all’arresto dell’ex presidente Maduro e della moglie. Il media Axios, sempre ben informato sulle vicende del Medio Oriente, fornisce in anteprima una proiezione sulle intenzioni dell’amministrazione Trump verso il regime degli ayatollah.
“Il capo (Donald Trump) si sta stufando. Alcune persone intorno a lui lo mettono in guardia dal dichiarare guerra all’Iran, ma credo che ci sia il 90% di possibilità di assistere a un’azione concreta nelle prossime settimane”, ha detto un funzionario ai giornalisti. Si torna così allo scenario che sembrava inevitabile a gennaio, quando il presidente americano aveva assicurato ai manifestanti che a migliaia riempivano le strade iraniane, che gli Usa erano al loro fianco, e che sarebbero intervenuti se le autorità di Teheran avessero aperto il fuoco sui civili.
Come è andata ormai è noto: si contano più di 7.000 morti in 50 giorni di proteste, tra coloro che hanno gridato a gran voce contro l’ayatollah e i suoi collaboratori. Ma qualcosa ha frenato la Casa Bianca, e così si è giunti ad uno scenario su due piani: quello diplomatico, con i colloqui a Ginevra sul nucleare iraniano tra la delegazione guidata dal ministro Araghchi e quella americana formata da Jared Kushner – genero del presidente – e Steve Witkoff, e le manifestazioni muscolari. Gli americani hanno dislocato nell’area portaerei e jet da combattimento – Axios mette in evidenza che “solo nelle ultime 24 ore, altri 50 aerei da combattimento (F-35, F-22 e F-16) si sono diretti nella regione” – e gli sciiti hanno mandato i Pasdaran a fare esercitazioni nello stretto di Hormuz.









