TREVISO - «Dopo gli adempimenti sulla sicurezza, con i relativi costi, ora c’è il nodo della nuova fiscalità. Senza un’attenzione specifica da parte del governo, le pro loco più piccole, ma non solo, sicuramente chiuderanno. Così si mette a rischio di lavoro di migliaia di volontari che promuovono il territorio e i prodotti tipici». Rino Furlan, presidente di Unpli Veneto, l’associazione regionale delle Pro Loco, non usa giri di parole. Il nodo sta nella fiscalità, entrata in vigore con il nuovo anno: in sintesi, i gruppi potrebbero essere classificati come enti commerciali (in caso di prevalenza di proventi aventi natura commerciale) con conseguente aggravio d’imposta e ulteriori carichi amministrativi, contabili e tributari. Da qui il rischio di non riuscire più ad andare avanti. Sagre e feste rischiano di sparire. Ma sono in ballo anche rassegne del calibro di Fiori d'inverno per il radicchio di Treviso, Primavera del Prosecco, Artigianato Vivo di Cison e così via.
Presidente Furlan, qual è la situazione?
«Avevamo proposto delle soluzioni per la nuova fiscalità e il registro unico del terzo settore. Non dovremmo essere visti come attività commerciali: noi creiamo quella socialità che porta la gente a stare insieme in modo inclusivo. Gli statuti sono chiari: associazioni senza scopo di lucro. Ciò che viene introitato è reinvestito nel territorio per la promozione o come donazioni a sostegno di persone fragili. Ora stiamo attendendo l’ultima circolare dell’Agenzia delle Entrate, che doveva arrivare prima di fine anno. Sarebbe stata opportuna per lo meno una proroga».







