Era una sera di settembre del 2017. C’era stato un temporale violentissimo, al Lido di Venezia, ma lei aveva insistito perché restassimo a cenare fuori. Cecilia, è tutto bagnato, c’è molta umidità, non credi sia meglio che rientriamo in albergo? «Ma cara — mi aveva risposto lei, 90 anni — io capisco che tu tema l’umido ma pensa a me: a me della pioggia non importa assolutamente niente, questa è inoltre la nostra serata al Lido, abbiamo avuto gli onori della Biennale cinema e tu vuoi andare a dormire? A me, una serata come questa, difficilmente capiterà ancora dunque per favore, restiamo fuori».
Cecilia Mangini, grandissima documentarista e fotografa, aveva voluto vedere il lavoro di Frederick Wiseman, quel pomeriggio. Ex libris, un documentario di tre ore e venti minuti sulla Biblioteca pubblica di New York. Ne era uscita entusiasta. Di seguito le fotografie, le interviste, poi il temporale, poi la cena. All’una di notte Cecilia domanda: e ora cosa facciamo? Niente, Cecilia, ora andiamo a dormire. Ma no, passeggiamo ancora un poco.
Alle due entriamo finalmente nel giardino dell’albergo. «Vado a chiedere se Wiseman alloggia qui». Torna radiosa: alloggia qui, lo chiamiamo? Sono le due di notte, obietto. «I vecchi non dormono. Vorrei tanto domandargli del suo bellissimo lavoro». Tu parli inglese? «No, ma magari lui parla italiano. Lo chiamo». Va al telefono della reception, dopo pochi minuti scende Wiseman, 87. Si siedono accanto alla fontana, aspetto in disparte. Alle quattro faccio un segno: io andrei a dormire. Cecilia annuisce, mi fa capire che lei resta.







