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17 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 19:16
È stata ribaltata in appello la sentenza nei confronti del consigliere comunale di Reggio Calabria Massimo Ripepi che, in primo grado, era stato condannato a 6 mesi di carcere per favoreggiamento personale. Al termine del processo di secondo grado, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha scagionato Ripepi per una storia che non ha nulla a che vedere con la politica. Piuttosto con il suo ruolo di pastore di una chiesa cristiana. In sostanza, per l’accusa Ripepi avrebbe “aiutato a eludere le investigazioni” un soggetto, oggi deceduto, che era stato accusato di violenza sessuale ai danni della propria nipote, una bambina di 10 anni.
I fatti risalgono al 2020 quando, alla madre della vittima, che si recò da “Ripepi (pastore presso una comunità religiosa di culto cristiano fondata da Gilberto Perri) per ottenere conforto, consiglio e sostegno nel denunciare quanto saputo”, il consigliere comunale “la invitava – si legge nelle carte del processo – a non parlare con nessuno dell’accaduto” e “la convinceva a non denunciare in quanto il fratello, già condannato e detenuto per reati di natura sessuale, non sarebbe sopravvissuto a un nuovo arresto e sarebbe stata responsabile del sangue di suo fratello”.






