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17 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:02
Una manciata di chilometri separano Mohammed, 5 anni, dalla cure che potrebbero salvargli la vita. Eppure per un palestinese malato o ferito anche un viaggio di nemmeno due ore per spostarsi da un ospedale all’altro può aggiungere un calvario al calvario. Così è accaduto anche a un bambino nato a Gaza ma oggi in Cisgiordania, al quale un giudice israeliano ha negato il permesso di spostarsi a Tel Aviv per ricevere i trattamenti contro il tumore. “È un pericolo per la sicurezza” è stata la motivazione del tribunale.
La storia di Mohammed (nome di fantasia) è stata denunciata dal team legale dell’organizzazione Gisha, che si occupa proprio di difendere e promuovere la libertà di movimento dei palestinesi, e ripresa in Italia da Avvenire. Mohammed è nato a Gaza ed è orfano di padre. La madre, nel 2022, ottiene il permesso per evacuare in Cisgiordania proprio per le gravi condizioni di salute del figlio: nella Striscia infatti è impossibile trovare le terapie contro il cancro di cui ha bisogno. Negli ultimi mesi però la situazione di Mohammed si aggrava. Oggi per sopravvivere ha bisogno di un trapianto di midollo osseo e cicli di immunoterapia, due trattamenti non disponibili in Cisgiordania. Per questo i medici di Ramallah che lo curano si mettono in contatto con i colleghi dell’ospedale israeliano Tel Hashomer, i quali si dicono disponibili ad accogliere il bambino. Il ministero della Difesa però non autorizza lo spostamento, portando come motivazione il blocco totale in vigore dal 7 ottobre 2023 che non permette ai palestinesi della Striscia di varcare il confine ed entrare in Israele. A novembre Gisha presenta ricorso, ma il giudice lo respinge e accoglie integralmente la decisione dello Stato. Anche Mohammed, secondo il tribunale, essendo originario di Gaza rappresenta una minaccia per la sicurezza di Israele.






