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Ultimo aggiornamento: 17:38

C’è un momento in cui il lutto diventa un gesto. Ripetuto, silenzioso, intimo. Per Stan Beaton, pensionato inglese dello Yorkshire, quel gesto era comporre un numero di telefono e ascoltare una voce. La voce di Ruby, sua moglie, morta di cancro anni prima. Non una registrazione speciale, non un discorso d’addio: solo un messaggio lasciato sulla segreteria telefonica. Per anni ha continuato a pagare la linea fissa soprattutto per questo. Non per telefonare, ma per conservare. Perché a volte la memoria ha bisogno di un supporto concreto, anche tecnologico.

Chi accompagna il lutto lo sa bene: non sono gli oggetti in sé a contare, ma il ponte che sanno creare, la relazione invisibile che custodiscono.

Nel 2015 accade ciò che oggi accade spesso e quasi sempre senza rumore: un aggiornamento tecnico. Un sistema viene riavviato, archivi digitali vengono ripuliti, dati considerati obsoleti scompaiono. Quando Stan prova a riascoltare il messaggio trova solo una risposta automatica. Nessuna voce. Il vuoto.